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Combustione spontanea

Fuochi fatui

Poltergeist

Psicometria

Rabdomanzia

Sinestesia

Telecinesi


La combustione umana spontanea (S.H.C.: Spontaneous Human Combustion) è considerata un caso particolare della combustione spontanea; un fenomeno paranormale, quest’ultimo, che si verificherebbe con una certa frequenza nei casi di Poltergeist e che consisterebbe nell’improvvisa combustione spontanea di oggetti di varia natura. La S.H.C. è definita come l’accensione e la combustione di una massa indipendentemente dal contatto con qualsiasi corpo che sta bruciando e si parla di S.H.C., distinguendola dal normale incendio domestico, quando un essere umano prende improvvisamente fuoco senza alcun motivo apparente.

Teoria di Michael Harrison
Michael Harrison evidenzia una curiosità legata a collegamenti geografici del caso dei tre uomini morti il marzo 1966,secondo la sua teoria questi erano alle estremità di un triangolo equilatero i cui lati erano lunghi 340 miglia, intendendo dire che la superficie terrestre potrebbe emettere essa stessa delle scariche di energia elettrica, secondo un ignoto schema triangolare.

Altre Teorie
Alcuni scienziati hanno pensato ad una specie di “dissoluzione” fisica, conseguente all’ assunzione di certi medicinali, però le inchieste relative ai casi di combustione umana spontanea hanno spesso dimostrato che le vittime non prendevano nessun tipo di medicinale.
Inoltre alcuno sostengono l’ ipotesi che i casi di combustione umana spontanea si spiegherebbero con lo stato di assorbimento alcolico particolarmente pronunciato delle vittime.In condizioni normali, il corpo umano non brucia molto bene, perché costituito per l 80% di acqua. Ha bisogno di un “accelerante” come benzina. Su questo preambolo si sono concentrate le indagini, visto che casi di combustione umana spontanea si verificarono dopo feste o party, allorché gli studiosi ipotizzarono la possibile presenza di alte dosi di alcool nei tessuti dei soggetti,in questo caso sarebbe sufficiente una scintilla per farle bruciare,tuttavia si sono verificati altri casi le cui vittime avevano sempre bevuto solo acqua. Altri ritengono che una elevata percentuale di massa grassa possa essere causa di questo evento,ma spesso si sono verificati anche casi dove le vittime non erano grasse.Ma ci sono altre come quelle dei fulmini globulari e delle forze magnetiche,ma nessuna è suffragata da prove tangibili.

Scientificamente parlando…
Scientificamente parlando, è bene restare con i piedi per terra! studiando la fisiologia cellulare, si comprende che la cellula ha un sistema di produzione di energia. Come una vera e propria centrale, trasforma le sostanze nutritive in energia. I mitocondri forniscono il fabbisogno energetico a tutto il corpo attraverso piccole reazioni chimiche, capaci di generare notevole energia.
Ora, in condizioni particolari, se questo meccanismo non dovesse funzionare a dovere, potrebbe rilasciare troppa energia e troppo in fretta, cosi da scindere ossigeno ed idrogeno (con trasformazione delle molecole di NAD+ in NADH).

In Formule:
Per ogni molecola di acetilCoa in entrata nel ciclo di krebs, vengono liberati 5 atomi di idrogeno, alcuni elettroni di quest’ultimi vengono catturati da tre molecole di NAD+ che si riducono in NADH più una di FAD a sua volta FADH2; successivamente, queste molecole neo formate rilasceranno l’idrogeno in passaggi complicati, al fine ultimo di ottenere energia sottoforma di ATP). Colpiti da tale mole energetica, gli altri mitocondri lì vicino esploderebbero causando una reazione a catena. La cellula esplode in mille pezzi ed in pochi minuti scoccherebbe la scintilla. Un volta innescato il processo, i grassi presenti nel corpo, sciogliendosi in presenza di calore, impregnerebbero i vestiti che continuerebbero a bruciare come lo stoppino di una candela, fino al completo esaurimento dei tessuti adiposi della vittima. Gli accumuli di grasso, solitamente localizzati nel tronco piuttosto che negli arti, spiegherebbero il perché le estremità sono solite scampare alla violenza delle fiamme, e come la massima situazione di incenerimento si localizzerebbe a livello addominale. Il mistero si infittisce pensando che la temperatura di un possibile focolaio di questo tipo raggiunge circa i 600 °, sufficienti a consumare tessuti e muscoli, ma sicuramente insufficienti per bruciare il tessuto osse

1725:Caso Signora Nicole Millet
Il lunedì di Pentecoste nel febbraio 1725, nella città francese di Rheims, una tale signora Nicole Millet, moglie del proprietario della locanda ‘Lion d’or’, fu trovata bruciata su una poltrona rimasta intatta. Il marito fu accusato di uxoricidio, ma un giovane chirurgo, il dr. Claude-Nicholas Le Cat, fece di tutto per dimostrare che si trattava di un caso di autocombustione umana, così il Millet fu graziato. Il verdetto fu: la donna era stata visitata dal “fuoco divino”. Il caso ispirò un ricercatore francese, Jonas Dupont, che raccolse tutta la casistica disponibile su questo fenomeno così misterioso in un volume che pubblicò a Leida nel 1763 ‘De incendiis corporis humani spontanei’. Nel suo libro ‘Secrets of the Supernatural’ Joe Nickell scrisse che i resti della donna non furono ritrovati su una sedia rimasta intatta, ma piuttosto, che una parte del suo cranio, alcune vertebre e le “parti inferiori del corpo” (quali di preciso non è dato di sapere) furono ritrovate in un punto del pavimento della cucina bruciata anche questa. Non citava però il dottor Le Cat e disse che la corte che aveva processato il marito, aveva attribuito la morte della Millet all’autocombustione umana. Le sue fonti erano: “Theodric and John Becks’ Elements of Medical Jurisprudence”(1835), George Henry Lewes ‘Spontaneous Combustion’ tratto da Blackwood’s Edinburgh Magazine n. 89 dell’aprile 1861, e Thomas Stevenson: ‘Principals and Practice of Medical Jurisprudence’. Nickell rilevò inoltre altri particolari intriganti sulla faccenda da quelle sue fonti. Come il fatto che la Millet si ubriacava tutti i giorni, e fu vista l’ultima volta quando, incapace di prender sonno, era andata in cucina per ‘riscaldarsi’ e che poi i suoi resti furono ritrovati a pochi metri di distanza dal camino della cucina. Da ciò Nickell trasse la conclusione che la donna si ubriacò, svenne sul camino e prese così fuoco.

1782:Caso Anziana Donna
Sempre in Francia, a Caen, il 3 giugno 1782, un’ anziana donna svanì in fumo. Mèrille, il medico incaricato di esaminare il caso, scrisse:”Il capo era posto su uno degli alari, a quarantacinque centimetri dal fuoco. Il resto del corpo giaceva di traverso, davanti al camino, ed era ridotto ad un mucchietto di ceneri. Benché fosse una giornata fredda, nel focolare c’ erano solo due o tre pezzi di legno bruciati”. Onestamente, aggiunse che, nella giornata precedente la tragica fine, l ‘anziana donna era stata vista da alcuni testimoni bere parecchi litri di vino e molto cognac.

1908:Caso Wilhelmina
Il 22 marzo 1908, a Whitley Bay, una piccola città del Northumberland, Margaret Dewar trovò in fase di combustione la sorella Wilhelmina. Dopo aver chiamato i vicini entrò di nuovo nella stanza: si scoprì che la donna era morta ma che le lenzuola e le coperte del letto non erano affatto bruciate: inoltre, non si vedeva traccia di fumo nella casa. Durante l’ inchiesta Margaret continuò a sostenere il proprio racconto. In tribunale, tuttavia, ritrattò la deposizione, ammettendo di aver scoperto la sorella bruciata, al pianterreno della casa, e di averla aiutata a salire le scale e a mettersi a letto, dove era morta. I medici legali posero agli atti questa deposizione senza batter ciglio, dichiarando chiuso il caso. In realtà, erano state esercitate pressioni su Margaret perchè modificasse la prima versione, cosa che la donna aveva fatto senza curarsi di una grossa incongruenza: come avrebbe potuto Wilhermina, scoperta in stato di combustione al pianterreno, trasformarsi sul letto in un corpo arso lasciando intatte coperte e lenzuola?

1938:Caso Phyllis Newcombe
Il 27 agosto 1938, a Chelmsford, Essex, mentre stava danzando con grande energia, la 22enne Phyllis Newcombe aveva cominciato molto stranamente a brillare di una luminosità azzurrognola e, dopo un attimo, si era trasformata in una torcia umana, morendo in pochi minuti. Nell’ottobre dello stesso anno, un’altra ragazza di nome Maybelle Andrews, mentre stava allegramente danzando in un night a Soho, col fidanzato Billy Clifford, si incendiò spontaneamente, con le fiamme che si erano sprigionate dalla schiena, dal petto e dalle spalle. Il fidanzato pure si era ustionato tentando di aiutarla e testimoniò che in quella sala non c’era nessuna fiamma libera e che il rogo si era scatenato fuoriuscendo dal corpo della povera Maybelle. Mentre la stavano portando al pronto soccorso, la giovane spirò.

1951:Caso Mary Reeser
L’ultima volta che la 67enne Mary Reeser, vedova, fu vista viva era la sera di domenica 01 luglio 1951. Il figlio, dr. Richard Reeser, e l’affittavola, signora Pansy M. Carpenter, che l’avevano visitata, le augurarono la buonanotte alle ore 21:00, più o meno, e la lasciarono seduta sulla sua sedia a dondolo nel suo appartamento a St. Petersburg, Florida, fumando la sua sigaretta. Il primo segno che qualcosa andava storto fu alle 05:00 di mattina, quando la Carpenter fu svegliata all’improvviso da un acre odore di fumo, e, pensando che fosse la pompa dell’acqua in garage che poteva essersi surriscaldata, cosa che già era successa, era scesa in garage e l’aveva spenta, e quindi era tornata a letto. Alle ore 08:00, fu svegliata ancora da un postino che le recapitò un telegramma diretto alla Reeser. Così firmò per la ricevuta, e si recò nella camera della Reeser…. ma nessuno le venne ad aprire alla porta. La donna allora provò a cercare la maniglia; era rovente! Allarmata corse fuori per cercare aiuto. Accorsero due imbianchini che lavoravano nei paraggi, e, assieme, riuscirono a forzare la porta e ad un primo colpo d’occhio tutto era normale, non c’era traccia di incendio, e la stanza sembrava vuota. Poi la Carpenter aveva notato un grosso buco nel tappeto, proprio nel punto in cui un tempo c’era la poltrona dell’anziana ospite della quale erano rimasti solo pochi brandelli. Nel bel mezzo spiccava un teschio ridotto alla grandezza di una palla da baseball per via di un intenso calore, ed un grosso frammento di fegato, attaccato ad una vertebra. Accanto, c’era un piede ancora infilato in una pantofola di raso, intatto. Uno spettacolo che superava ogni immaginazione! Cosa poteva aver bruciato la povera donna senza danneggiare niente nel resto dell’appartamento? Gli esperti notarono che dovette esserci stata una temperatura pari a 2.500 gradi per cremarla in quel modo. La sigaretta che fumava, anche se avesse acceso i suoi abiti, non avrebbe potuto ridurla così. Un patologo dell’FBI provò con il gasolio ed altri materiali combustibili, ma nessuno pareva adatto. Fu considerato pure un fulmine improvviso, ma quella notte a St. Petersburg non ve ne furono. Pochi mesi dopo l’incidente, il capo della polizia ed il capo dei detectives firmarono una dichiarazione nella quale veniva attribuita la morte della signora Reeser all’essersi addormentata con la sigaretta accesa, che avrebbe incendiato i suoi abiti. Anche se era già stato dimostrato che ciò non sarebbe bastato a cremarla così, la dichiarazione servì per archiviare definitivamente il caso.

1957:Caso Anna Martin
Nel maggio 1957, tale signora Anna Martin fu trovata dal figlio, Samuel, un vigile del fuoco, completamente incenerita a casa loro, in West Philadelphia, Pennsylvania. La stanza era fredda e non c’era nessun fuoco acceso. Joe Nickell, che ha attinto dal libro di Vincent H. Gaddis ‘Mysterious Fires and Lights’ (1967), descrisse le condizioni della donna al momento del ritrovamento: solo il suo torso era incenerito tanto da renderne difficile il riconoscimento. Tutto era stato completamente consumato, tranne le scarpe, e forse pure i piedi. Il corpo era disteso in una zona limitata dove c’erano solo i residui del corpo incendiatosi, e nel seminterrato di una casa a due piani, di fronte ad un forno a carbone. Anche se al momento della scoperta il corpo della donna era freddo, non si può escludere che la donna non avesse causato da sé l’incendio tentando inutilmente di accendere la fornace.

1959:Caso Billy Peterson
Nel dicembre 1959, Billy Peterson fu ritrovato morto nel sedile della sua auto, a Pontiac, Michigan, apparentemente suicidatosi con il monossido di carbonio introdotto nell’abitacolo per mezzo di un tubo collegato allo scappamento. Ma a ben guardare il cadavere, si notarono dei segni di ustioni di terzo grado sul retro delle gambe, e sulle braccia, ma non c’erano altri segni di bruciature attorno al corpo, né sui suoi abiti, né sul sedile dov’era rimasto, né sui peli attorno alle ustioni. Il verdetto ufficiale fu di morte per avvelenamento da monossido di carbonio. Non si fece cenno alle ustioni.

1966: Il caso di Irving Bentley
Il 5 Dicembre 1966, Gosnell, un addetto dell’azienda del gas di Coudersport, in Pennsylvania, fu insospettito dallo strano odore che proveniva dall’interno della casa di Irving Bentley. Gosnell suonò più volte alla porta senza ottenere una risposta e alla fine decise di entrare. Frugò in tutte le stanze finché non raggiunse il bagno, ma tutto quello che trovò del Dr. John Irving Bentley fu un mucchio di cenere alto parecchi centimetri e un piede ancora calzato, che giaceva all’estremità di un area bruciata di 80-120 cm di diametro. A parte Bentley e i suoi abiti, nient’altro era bruciato nella stanza, inoltre più tardi si apprese che la vittima era stata vista viva pochi minuti prima.

1978:Casi Timoniere Scomparso, George Turner e Commerciante
Tre casi sono addirittura capitati nello stesso giorno: il 7 aprile 1978, al largo delle coste dell’ Irlanda, il comandante in seconda del cargo “Ulrich” si preoccupò per improvvisi movimenti disordinati della nave; con sorpresa scoprì che il timoniere era scomparso. Al suo posto, un mucchietto di ceneri ed un paio di scarpe bruciacchiate. Il cielo perfettamente limpido escludeva ogni possibilità di un fulmine imprevisto. Sempre in quella data, in un paese dell’ Inghilterra, la polizia scoprì, sul sedile di un autocarro rovesciato in un fossato, delle ossa annerite insieme a cenere grassa: era tutto quanto restava dell’ autista, George Turner. I cuscini dell’ autocarro, invece, risultavano appena intaccati dal fuoco.Altri due casi di presunta combustione umana spontanea: dei corpi rimane solo cenere. Sempre lo stesso giorno, vicino a Nimega, in Olanda, in un’ auto intatta si rinvenne ciò che rimaneva del proprietario, un commerciante, “bruciato al di là di ogni possibilità di identificazione”.

1980:Caso Jeanna Winchester
Nell’ottobre 1980, un caso di autocombustione umana fu osservato da vicino. Protagonista una donna pilota, la signora Jeanna Winchester, che, mentre stava viaggiando nella sua auto lungo la Seaboard Avenue, a Jacksonville, Florida, assieme ad un caro amico, Lesile Scott, all’improvviso prese fuoco come dal nulla. La donna, terrorizzata, grida di poter uscire dall’auto. Scott, più spaventato di lei, lasciò la presa sul volante e tentò disperatamente di spegnere le fiamme con le mani. L’auto intanto si schiantò contro un palo del telegrafo. Al centro ustionati, dove furono ricoverati, si appurò che oltre il 20% della donna era rimasto ustionato in modo grave, ma sopravvisse.

1980:Caso Henry Thomas
Uno dei casi più famosi di combustione umana spontanea è quello investigato da John Heymer, un agente della Scientifica in forza al Criminal Investigation Department. In una fredda giornata del 1980 venne chiamato ad investigare un caso di “morte per combustione” avvenuto a Gwent, nel Galles. Entrando nell’ abitazione in cui si era verificato il fatto, Heymer rimase sorpreso dal calore intenso e dall’ umidità eccezionale. C’ era una strana luce arancio-rossastra. Sul tappeto notò un cumulo di cenere bianca brillante: ad un’ estremità c’ erano i piedi, appartenenti ad un individuo di sesso maschile, infilati in un paio di calze bianche: all’altra, un cranio annerito. era quello che rimaneva di Henry Thomas, un uomo di 73 anni. Tranne i due terzi della poltrona sulla quale il povero Thomas doveva essere seduto, nella stanza null’ altro era bruciato. La luminescenza arancione era il risultato della luce elettrica e di quella del giorno che filtravano da uno strato appiccicoso di carne vaporizzata e condensata, saldamente attaccato a qualsiasi oggetto si trovasse nella stanza. Il tappeto e la moquette sotto il cadavere erano carbonizzati solo per alcuni centimetri oltre il bordo del mucchio di cenere. Il medico legale confermò che la poltrona era bruciata solo mentre era a contatto con il corpo, e che quando era crollata, facendo crollare il corpo in fiamme sul pavimento, aveva smesso di bruciare. Gli altri arredi della stanza non avevano preso fuoco poichè l’ ossigeno contenuto nell’ ambiente si era rapidamente esaurito nella vampata iniziale. Inoltre la porta d’ accesso alla stanza era sigillata da una guarnizione contro il freddo ed impediva il ricambio di ossigeno sufficiente ad alimentare la combustione. Allora perchè il corpo continuò a bruciare sino a diventare un mucchietto di cenere bianca? Lo stesso medico avanzò l’ ipotesi che Thomas, non fumatore, prima fosse accidentalmente caduto a testa in giù nel caminetto acceso, prendendo fuoco. Pensò che poi, presumibilmente, fosse tornato a sedersi in poltrona davanti al televisore, bruciando tranquillamente sino alla morte. Questa incredibile ricostruzione dei fatti fu accettata e Heymer rimase stupefatto. Dopo aver soppesato i fatti, si era convinto di essere di fronte ad un caso di combustione umana spontanea. Ne informò i superiori, che respinsero la sua tesi, affermando che le cause della morte erano chiare.
Ma se Henry thomas era davvero caduto nel caminetto, perchè si era seduto in poltrona invece di cercare di spegnere le fiamme? E se non era caduto nel caminetto, come era cominciata la combustione del suo corpo? E perchè nella stanza non era bruciato nient’ altro mentre il cadavere di Thomas era ridotto in cenere?

1982:Caso Jeannie Saffin
Nel 1982, a Edmonton, nei pressi di Londra, Jeannie Saffin, una minorata mentale di 62 anni, prese fuoco mentre era seduta su di uno sgabello di legno nella cucina della sua abitazione. L’ attenzione di suo padre, che era seduto poco distante, venne attratta da un lampo improvviso di luce. Girandosi verso Jeannie, egli vide che era avvolta dalle fiamme, soprattutto sul viso e sulle mani, ma non piangeva nè si agitava. Il padre la spinse sul lavandino e chiamò il cognato che arrivò in tempo per vedere la donna in piedi, con la faccia e l’ addome divorati da vampate di fuoco crepitanti. Le fiamme vennero domate ma la sventurata morì in ospedale. Il cognato di Jeannie, Donald Carrol dichiarò: ” Le fiamme le uscivano dalla bocca come fosse un drago, facendo un rumore come un ruggito”.L’ inchiesta sulla morte di Jeannie venne differita in modo da dare il tempo alla polizia di accertare le cause di quel fenomeno. L’ agente di polizia incaricato di assumere le informazioni non trovò alcuna spiegazione e lo scrisse nella sua relazione; poi disse ai parenti di Jeannie che egli riteneva la loro congiunta vittima di un episodio di combustione umana spontanea.

FONTI: atomodelmale.wordpress.com, edicolaweb.net