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Astronauta di Palenque

Mappa del Creatore

Pietre di Ica

Piri Reis

Sfere metalliche di Klerksdorp

Statuette di Acambaro

Teschi di cristallo

Tubi metallici di Saint-Jean de Livet

Uomini pietrificati di Sansevero


LUOGO: Palenque (Messico)
Palenque è un importantissimo centro archeologico situato nello stato messicano di Chiapas. Si dice che sia stata la più grande città dell’emisfero occidentale; poi, circa 11 secoli fa, la popolazione la abbandonò e la lasciò alla giungla; ancora oggi non conosciamo le cause di questo esodo. Probabilmente fu fondata prima dell’età cristiana, e raggiunse il suo massimo splendore fra il 500 e il 700 d.C.; poi il misterioso abbandono, tanto che, quando nel 1519 Cortés sbarcò in Messico, Palenque era già una città fantasma sommersa dalla giungla.

I FATTI:
Nel Tempio delle Iscrizioni di Palenque, edificato nello stato messicano del Chiapas (Messico), venne ritrovata una lastra funeraria Maya del 690 d.C. in cui è ritratta una figura umana in una posa che ricorda quella di un astronauta adagiato su un sedile con tanto di respiratore e comandi di pilotaggio impugnati saldamente. Nella parte posteriore di quello che potrebbe essere visto come un velivolo spaziale pare essere presente anche una struttura atta a fungere da motore, con tanto di fiamme fuoriuscenti da esso. Il ritrovamento avvenne nel giugno del 1952 ad opera di Ruz Lhuillier che si trovava nel Tempio delle Iscrizioni per dei restauri e notò casualmente che nel pavimento una lastra aveva dei fori per le dita e poteva essere sollevata: al di sotto di questa lastra c’era una stretta scala che scendeva all’interno della piramide; a diciotto metri di profondità c’era un’altra lastra di pietra, presso la quale furono trovati sei scheletri maya, custodi di quella che doveva essere la sala più interna della piramide. Questa lastra era, in effetti, l’ingresso di una cripta di piccole dimensioni, contenente solo una tomba coperta da una colossale lastra di pietra scolpita del peso di cinque tonnellate. L’uomo che vi era sepolto era chiamato halac uinic, ossia il “Vero Uomo.”

TEORIE A FAVORE:
Il primo a rendere famoso questo bassorilievo e a renderlo una "rappresentazione di un viaggiatore dello spazio" fu, nel 1968, lo scrittore svizzero Erich von Däniken nel suo libro Ricordi del futuro, Egli sosteneva la teoria di passate visite di viaggiatori del cosmo presso le civiltà antiche. Queste antiche visite secondo lo svizzero furono di volta in volta rappresentate in qualche modo dalle varie civiltà del mondo terrestre, ed uno di questi modi era appunto il bassorilievo di Palenque.

TEORIE CONTRO:
L'abbigliamento del presunto astronauta non pare certo adatto a un volo spaziale. Inoltre, nella stessa località del ritrovamento vi sono diverse pietre tombali maya sulle quali compaiono simboli che si ritrovano anche nell'immagine dell'astronauta di Palenque. Nell'arte maya, tali figure rappresentano il "Dio della morte" (il motore dell'astronave presunta), un oggetto a forma di croce "L'albero del mondo" (La croce simboleggia anche l’albero, nell’accezione naturalistica del termine, la Via Lattea ed il "Bianco Cammino", la sacra strada che corre da oriente ad occidente, dalla nascita alla morte) "un uccello sacro Quetzal" (un simbolo solare che indica la sorgente della vita ed è oggi simbolo dello stato del Guatemala). "seroente a due teste Itzamna" (allegoria della vita e della morte), "l'Accesso al regno dei morti" (figura posta in basso che rappresenta l’occidente, dove il sole calante si reca a morire e dove è ubicato l’accesso al regno dei morti) "Hanab Pakal 2°" (la figura dell'astronauta. Sovrano-sacerdote di Palenque, di cui la stele in questione costituisce il coperchio del sarcofago che ha custodito per secoli le sue spoglie mortali). Si suppone quindi che la scena sulla pietra ritragga in realtà il sacerdote-sovrano raffigurato al momento della morte, durante il passaggio fra il mondo dei vivi e l'aldilà. Conosciamo invece la data della sepoltura, risalente alla fine del VII secolo d.C., che evidentemente non si concilia affatto con l'ipotesi della visita di antichi extraterrestri, sostenuta da von Däniken e dai suoi seguaci.

Inoltre, quella che è stata vista come una moderna cintura di sicurezza a protezione dell'astronauta altro non è che una cintura cerimoniale della stessa foggia dei bracciali che il re-sacerdote indossa ai polsi ed alle caviglie, bracciali impreziositi da denti di giaguaro.
Il casco spaziale posto sulla testa dell'uomo è un copricapo da guerra come quello raffigurato in molti altri bassorilievi rinvenuti nelle tombe Maya.
L’esame dei resti di Hanab Pakal II° ha consentito di quantificare la sua statura in 173 centimetri, quasi 20 centimetri in più rispetto all’altezza media dei Maya (circa 155 centimetri).
Questa apparentemente anomala peculiarità anatomica non deve essere frettolosamente ed acriticamente ricondotta alla sia pur remota possibilità che il sovrano-sacerdote non fosse originario di questo pianeta in quanto in tutte le culture passate e presenti vi sono individui la cui altezza è ben oltre la media senza che per questo portino nella propria struttura cellulare un genoma alieno.


BIBLIOGRAFIA:

  • William H. Stiebing Jr, Antichi Astronauti (1998)
  • UFO X dossier: incognite, alieni, enigmi dell’Universo (1997)
  • Archeologia: luoghi e segreti delle antiche civiltà (1998)
  • Douglas Gillette, Il Segreto dello sciamano (1997)